IL PROGETTO STARS E LE ALTERNATIVE AI CENTRI GHETTIZZANTI.
Ipotesi progettuali e soluzioni alternative a contesti e situazioni ghettizzanti in linea con quanto anche la Convenzione ONU ormai da più di 10 anni auspica e che si evidenzia in una recente presa di posizione del Parlamento Europeo:
“Gli Stati membri dell’UE dovrebbero essere incoraggiati ad abbandonare l’assistenza istituzionale a favore di un sistema di assistenza e sostegno basato sulla famiglia e sulla comunità. Si tratta di una transizione complessa, che comporta lo sviluppo di servizi di prossimità qualitativamente elevati, la chiusura pianificata delle strutture residenziali a lunga permanenza e il trasferimento di risorse dal sistema istituzionale ai nuovi servizi, assicurandone in tal modo la sostenibilità nel lungo termine.”
Anni di interventi, di percorsi educativi promossi dalle scuole con il coinvolgimento delle famiglie, rischiano spesso di vedersi vanificati e di perdersi in percorsi meramente assistenziali andando a discapito di una permanente evoluzione delle competenze cognitive ed affettive di cui la persona con deficit adulta necessita lungo tutto il corso della vita.
Ma come intervenire per rispondere ad ogni singola esigenza e originalità evitando di giungere a condizioni segreganti? Come intervenire per rispettare le originalità, le particolari necessità, le specificità preservando il principio di inclusione?
Il progetto STARS* (che apre l’immagine di un centro pulsante con numerose e imprevedibili diramazioni) nasce dagli studi del prof. Nicola Cuomo e si inserisce in questa visione complessa, proponendo una progettualità personalizzata, che si realizzi in contesti inclusivi, in cui la persona può vivere e sperimentare, nella vita reale di tutti i giorni, l’utilità e la funzionalità degli apprendimenti, all’interno di un continuo scambio reciproco con il contesto sociale.
Sono la forza e la potenza delle relazioni sociali, il desiderio di esistere, di comunicare, di sentirsi ed essere percepiti come presenza attiva, con una propria intenzionalità, con propri pensieri, … l’energia vitale che spinge verso l’apprendimento, che consente di superare la fatica che l’apprendimento propone, soprattutto in presenza di una disabilità. N. Cuomo
CITTADINI NEL MONDO DI TUTTI
Secondo la visione del progetto STARS i differenti contesti di vita non vengono artificiosamente riprodotti in luoghi separati e protetti (il luogo per fare socializzazione, il luogo per imparare a lavorare, il luogo per imparare ad essere autonomi, a gestire ad esempio il denaro o l’orologio), ma si sviluppano e prendono forma nel proprio territorio di appartenenza e vengono monitorati e orientati da una regia progettuale.
Le dimensioni progettuali divengono così molteplici, flessibili e il punto di aggregazione diviene virtuale; una sorta di nucleo operativo che mette in rete diverse famiglie, educatori e le stesse persone con deficit in un laboratorio permanente che in tempo reale, analizza problematiche e propone ipotesi di intervento, informazioni e risoluzioni operative ad hoc, da attuare nella molteplicità della rete esistenziale…
Una nuova e differente idea di organizzazione modulare, estesa sul territorio, fluida, che coinvolge e considera le risorse e i potenziali presenti nel territorio grandi opportunità per l’inclusione, nel rispetto delle diverse originalità.
“Lo stare con gli altri, il vivere nella quotidianità, il potersi guardare intorno, ha proposto un forte cambiamento esistenziale, un cambiamento profondo che sta permettendo alle persone con deficit cognitivo di costruirsi una propria identità, di scoprirsi come esistenti in mezzo ad altri che a loro volta riconoscevano questo loro esistere. Un cambiamento profondo, interno alla persona, che allo stesso tempo sta provocando cambiamenti fuori di sè, nell’altro, nel sociale. Il guardarsi intorno significa anche farsi guardare, conoscere e farsi conoscere e la cittadinanza, gli insegnanti, i bambini, gli adulti, il barbiere, la commessa, il salumiere, il fruttivendolo, il vigile, il prete…gli altri stanno cominciando a vedere, a capire che le persone con sindrome deficit non sono tutte uguali, ma che vi sono tra loro dei simpatici, degli antipatici, degli attenti, dei distratti, alcuni con grande proprietà linguistica, altri con difficoltà più complesse,…ma che la disabilità fa parte delle sfumature dell’essere umano. Sperimentare l’inclusione fa scoprire la necessità di trasformazioni e di adattamento reciproco, sia della persona con deficit che del contesto sociale e aiuta a comprendere che quelle strategie utili a comprendere e superare gli handicap, contribuiscono di fatto ad una qualità della vita per tutti”.
(Nicola Cuomo – 2003)
Sono dunque la forza e la potenza delle relazioni sociali, il desiderio di esistere, di comunicare, di sentirsi ed essere percepiti come presenza attiva, con una propria intenzionalità, con propri pensieri, … l’energia vitale che spinge verso l’apprendimento, che consente di superare la fatica che l’apprendimento propone, soprattutto in presenza di una disabilità.
Le nozioni scolastiche, insieme a quelle di movimento, di linguaggio, di orientamento nello spazio e nel tempo…, sono competenze da far acquisire nell’ambito degli eventi quotidiani e per questo legati alla vita “emotiva-relazionale” affettiva della persona.
In questa dimensione risulta fondamentale intervenire precocemente e durante tutto il corso di un dinamico progetto di vita, con ipotesi e progetti pedagogici che agendo nelle “aree di sviluppo potenziale” (Vygotskij 1934), facciano acquisire competenze sul piano delle autonomie, e attraverso queste, producano competenze nelle aree della socializzazione e degli apprendimenti.
DIRITTO ALL’INCLUSIONE
La normativa italiana tutela il diritto all’inclusione sociale, all’istruzione e alle pari opportunità all’interno di una scuola che deve poter essere in grado di accogliere ogni singola originalità, ma dopo la scuola molte persone con bisogni speciali spesso non incontrano contesti di qualità per poter continuare a far evolvere e mantenere le competenze acquisite negli anni di integrazione, con il rischio che situazioni segreganti, monotone, protette, ripetitive,… accelerino sia l’invecchiamento che il presentarsi di problemi di salute fisica e mentale.
Per tale motivo, all’interno del progetto STARS si va alla ricerca e all’organizzazione di contesti di vita che non vengono artificiosamente riprodotti in un luogo separato e protetto, come sono i centri residenziali o diurni per persone con deficit, ma rimanendo disseminati nel territorio di appartenenza e aggregati attorno ad un polo di regia.
Il luogo di aggregazione diviene così virtuale e fa riferimento ad un regia progettuale; una sorta di nucleo operativo che metta in rete diverse famiglie, educatori e le stesse persone con deficit in una laboratorio permanente che possa, in tempo reale, analizzare le problematiche presentate e proporre ipotesi di intervento, informazioni e risoluzioni operative ad hoc.
Una nuova e differente organizzazione dunque, assolutamente non concentrata in un unico stabile (che sia esso istituto, residenza o appartamento), ma modulare, estesa sul territorio, fluida[2], considerando le risorse e i potenziali nel territorio grandi opportunità per l’inclusione, nel rispetto delle diverse originalità.
Fino a qualche anno fa era difficile ipotizzare questa dislocazione fluida, sia a causa delle distanze fisiche e quindi difficilmente gestibili in contemporanea, sia per l’estemporaneità di risposta e intervento che richiedono le problematiche che una disabilità propone (problematiche relative alla gestione dei pericoli, alla localizzazione, alla gestione di situazioni di vita quotidiana…), pertanto diveniva indispensabile dover raggruppare tante persone insieme per poterle “gestire” tutte in tempo reale.
Oggi la situazione è molto diversa e gli strumenti che l’informatica e la domotica propongono consentono di offrire risposte in tempo reale, in una dimensione modulare, rendendo possibile un monitoraggio costante, da remoto, della quotidianità, in ogni contesto di vita, sia al fine di orientare ed essere di supporto alle persone con deficit che avere un’attenzione permanente alla sicurezza quotidiana (come per esempio l’individuazione di rischi, pericoli ed ostacoli in modo da poter intervenire tempestivamente e prevenire eventuali urgenze).
In tale dimensione il Progetto STARS propone un abbattere le distanze; permette la realizzazione di un sistema in rete che consente di far rimanere la persona con deficit nel suo contesto di appartenenza, nella sua casa di origine, nel suo quartiere, nel suo tessuto sociale…; il progetto si incorpora così in quel sistema di intervento che sta riorganizzando oggi le moderne città e che viene denominato smart city.
Il progetto prevede un intervento personalizzato, cucito su misura, che garantisca alla persona:
- il diritto di pari opportunità contrastando le discriminazioni sociali
- la possibilità accrescere la consapevolezza di sé
- la possibilità di accedere ai servizi del territorio (informazione, mobilità, cultura, tempo libero, salute…
- la possibilità di vivere in libertà e sicurezza
- la possibilità di vivere in autonomia, inclusi nella società
- la possibilità di vivere nel rispetto di una vita privata
- la possibilità di partecipare alla vita pubblica
- la possibilità di partecipazione alla vita culturale, alla ricreazione, al tempo libero e allo sport
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