PCTO e lavoro

«La dignità non si realizza nel mangiare, ma nel produrre. Quindi la missione è dare a tutti la possibilità di produrre, che significa lavorare. La divisione del lavoro, che è un’idea forte dei francescani, serviva a dare a tutti, anche ai più deboli (i disabili, i poveri) la possibilità di produrre e dunque di lavorare, che è qualcosa di connaturato alla dignità dell’ uomo»

S. Zamagni – economista italiano, ex presidente dell’Agenzia per il terzo settore

Per una piena realizzazione personale e partecipazione sociale dunque il lavoro è l’elemento più potente a disposizione della persona; togliere o non considerare il lavoro all’interno di un percorso educativo comporta il precludere alla persona, qualunque sia la sua originalità e/o complessità, una porzione esistenziale importante dal punto di vista dello sviluppo della sua identità in quanto uomo/donna, in quanto cittadino che concorre al progresso dalla società; togliere o non considerare il lavoro all’interno di un percorso educativo significa dunque pensare alla persona con disabilità come ad un cittadino di serie B, non beneficiario di quei diritti e doveri previsti della normativa o comunque assoggetto alle decisioni e alle scelte che gli altri cittadini, quelli di serie A, faranno per lui.

Secondo questa prospettiva il lavoro, non essendo mero fattore di produzione, diviene una condizione fondamentale per far dare senso e scopo alle proprie azioni, senso e scopo senza i quali risulta molto complesso intervenire per far nascere e potenziare intenzionalità e autodeterminazione in una persona; il lavoro diviene così contesto indispensabile per far nascere, acquisire e potenziare tutta una seria di abilità, competenze che altrimenti, più difficilmente, potrebbero essere conseguite in situazioni assistenziali, ghettizzanti, lontane dalla realtà.

Una possibile definizione di lavoro: «Attività intenzionalmente diretta, mediante un certo dispendio di tempo ed energia, a modificare le proprietà di una qualsiasi risorsa materiale o simbolica, al fine di accrescerne l’utilità per sé o per gli altri e trarne, in via mediata o immediata, dei mezzi di sussistenza» [L. Gallino – Sociologo]

Parole chiave del lavoro sono dunque:

  • INTENZIONALITÀ
  • TRASFORMAZIONE
  • ACCRESCIMENTO DELL’UTILITÀ
  • SUSSISTENZA

Le occasioni di tipo lavorativo vanno dunque ricercate e progettate lungo il corso della vita, a partire dalla scuola secondaria di secondo grado attraverso lo strumento del PCTO.

Associazione AEMOCON offre supporto alla famiglia e agli insegnanti per fare in modo che l’occasione di PCTO rappresenti un utile tassello nel progetto vita della persona con deficit fornendo opportunità per sostenere in modo sinergico lo sviluppo di competenze nell’area delle autonomie, della socializzazione e degli apprendimenti. 

Il supporto prosegue poi nel dopo scuola andando alla ricerca, assieme alla famiglie, di occasione per sostenere il diritto al lavoro sia verso la reale assunzione che altre possibilità che il contesto di sociale può offrire come per esempio il volontariato o iniziative imprenditoriali.

Protocollo per l’inserimento lavorativo:

  1. sopralluogo nei contesti e raccolta dati finalizzata a individuare e/o ritagliare ad hoc mansioni possibili per la Persona

  2. confronto/formazione dei colleghi di lavoro

  3. affiancamento, osservazione e monitoraggio della prima nel prima fase di inserimento

  4. rilevazione dei “sa fare”, delle criticità, … sia relativamente alle mansioni stesse che nel rapporto con i colleghi

  5. formulazione di ipotesi di intervento, individuazione ed uso di strategie e supporti mediatori

  6. verifica in itinere e riorganizzazione delle ipotesi e del progetto sulla base delle verifiche effettuate..

  7. valutazione del progetto e monitoraggio periodico in itinere

Il lavoro, per la persona con deficit, significa finalmente entrare in un contesto con un’organizzazione a cui bisogna adattarsi, vivere un’esperienza relazionale con delle regole e condizioni reali, essere in un contesto dove tutti devono sottostare ad un’organizzazione pattuita, percepirsi in una dimensione adulta.

Il protocollo per l’inserimento lavorativo nasce da una lunga esperienza del prof. Nicola Cuomo nel campo “disabilità e mondo del lavoro” (cfr. video). Negli anni ’70 fu coordinatore di corsi finanziati dal Fondo Sociale Europeo per la formazione di operatori dei C.F.P. – Centri di Formazione Professionale – ‘speciali’ ed ‘integrati’ nella Regione Emilia Romagna da cui divenne consulente dell’Istituto di Formazione e Ricerca del Bildungswerk di Francoforte per la formazione dei quadri e per progetti di collaborazione tra mondo del lavoro e della formazione (Università, Scuola, Industria, Progetti PETRA). In quegli anni iniziò anche una lunga collaborazione con la coop CILS di Cesena fondata nel Giugno del 1974 da tre associazioni (ANFFAS, ENAIP, ANMIC), per contrapporre, all’assistenzialismo di Stato, la cultura della piena integrazione dei disabili nella società e nel lavoro.
La sfida, al limite dell’utopia, in quegli anni consisteva nell’individuare attività lavorative congeniali a persone con deficit cognitivi, anche con gravi, grazie al sostegno adeguato di colleghi-educatori di support normodotati. All’interno delle ricerche sul Metodo Emozione di Conoscere, fin dal 1974 fu fatta la scelta dell’integrazione di persone con deficit in vere e proprie attività lavorative, rinunciando a realizzare laboratori protetti, per evitare che, a fronte di un grande impiego di risorse pubbliche, potessero diventare luoghi di ulteriore emarginazione.

 

Video

Esperienze storiche:

Storia di Stefano – sindrome di Rubinstein

Storia di Valentina e Alessandra

Esperienze attuali:

Il Bottegaio Nostrano